Studio interuniversitario su mais (Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, Università di Milano, Università di Torino, University of California, Davis): il biopotenziante Resonant ha mantenuto la resa con −30% di fertilizzazione azotata e ha ridotto le emissioni di N₂O dal suolo (−23%) rispetto alle pratiche standard, come riportato nello studio.
In sintesi: nello studio, la resa del mais ottenuta con Resonant in abbinamento a una riduzione della fertilizzazione azotata (−30%) è risultata comparabile alla gestione standard, mantenendo la produttività. In parallelo, è stata riportata una riduzione delle emissioni di protossido di azoto N₂O dal suolo (−23%) rispetto alle pratiche standard.
La riduzione della fertilizzazione azotata, a parità di resa, rappresenta un obiettivo agronomico e ambientale di grande rilevanza. L’azoto è un driver importante delle emissioni di N₂O, gas a effetto serra ad elevato potenziale climalterante, e l’ottimizzazione dell’efficienza d’uso dell’azoto è una leva operativa concreta per migliorare sostenibilità e performance dei sistemi colturali.
In questo contesto, l’articolo pubblicato su Agronomy, coordinato dal professor Tabaglio, valuta un seed dressing commerciale in coltura di mais e discute l’impiego del trattamento come strategia per ridurre l’input di azoto senza penalizzare la resa, con un beneficio misurabile anche in termini di riduzione delle emissioni di N₂O.
Nel complesso, i risultati riportati nello studio supportano l’uso del biopotenziante Resonant come leva agronomica per incrementare l’efficienza d’uso dell’azoto nel mais, con impatti misurabili su input e emissioni nelle condizioni sperimentali adottate.